In casa del mio amico accedo sempre a cose interessanti. Da una parte, un libro di disegni. Il soggetto è lo tsunami che ha colpito lo Sri Lanka del 2004. Dall'altra, una maschera carnascialesca di fattura artigianale. Il contrasto è pazzesco. I dipinti sono di ragazzi del luogo che hanno messo su foglio le loro emozioni più autentiche. La tragedia azzera evidentemente la finzione, la maschera. Anche nei fanciulli. I colori sono scuri, a tratti cupi; i volti, spesso disegnati nei particolari, mostrano terrore e spavento smisurato. Il mare è un po' in tutti i dipinti: onde, come cascata, invadente, scomposto nei colori. Le barche sono come gusci di noce in balia di onde variopinte. Le persone sono raffigurate nei dettagli. Molte le braccia alzate verso il cielo. Occhi grandi, nessun sorriso sul viso di nessuno, figure in movimento, spesso in fuga. I disegni sono nitidi, nessuna incertezza nel tratto o nel colore utilizzato. Molti hanno scelto di raffigurarsi in salvo, come poi è stato. In altro modo non si spiegano i dipinti. I ragazzi non hanno dato titolo alle loro opere. Lo hanno fatto per loro i curatori del volume. Penso che se ne potesse fare a meno. E' raro vedere quadri così eloquenti. Come se provare emozioni, sentire il dissiparsi degli affetti, delle persone care, sia stata una cosa sola con il dare forma al disegno. Si è davanti a qualcosa che azzera la menzogna, l'inganno, gli specchi ipocriti a cui spesso si rinvia nella vita di tutti i giorni. Come le cose sono e come appaiono.
In alto, in posizione evidente, ma defilata, una maschera di carnevale. E' un calco di gesso bianco; naso sottile, le aperture degli occhi a mandorla sormontate da due losanghe azzurre intenso. Una piccola bocca arcuata in un sottilissimo sorriso enigmatico è dipinta del medesimo colore. Leggeri rami fioriti della medesima cromia, sopra un occhio e sullo zigomo opposto. L'insieme è affascinante e inquietante allo stesso tempo. Il fascino è dovuto all'ignoto. Ciò che non si conosce ammalia. La maschera poi è umana, si sottintende un soggetto in qualche modo simile e avvolto da mistero profondo. Un io chiaramente teatrale, si nasconde, si camuffa e prende forme inconsuete. Chi non ne viene attratto. L'inquietudine credo sia dovuta all'impossibilità di definire, cogliere un qualsivoglia significato che dica una verità che forse non c'è. O se c'è è così nascosta che risulta inattingibile. Da cui la maschera appunto, che nasconde, protegge e spesso falsifica l'essere. Così l'individuo non si svela, non offre il fianco a chi vuole avvicinarsi troppo. Ognuno si è specializzato a non mostrarsi per ciò che è. Si ha a volte più o meno consapevolmente la netta sicurezza del poco che siamo. Per questo avvicinarsi e avvicinare in modo autentico impaurisce. Nessuno lo fa con leggerezza. Infatti, spesso si preferisce una distanza che protegge. E' come se in un mare in cui veleggiano una moltitudine di barche, diverse per dimensione, foggia e colore, una di queste lanciasse una cima per avvicinarsi a un'altra. Molti lo descriverebbero come atto di pirateria. Forse lo è.
- L'immagine riporta alcune tipologie di cima nautica. Servono sulle imbarcazioni per diversi scopi. Si differenzia inoltre la cima buona da quella cattiva. In un cavo aggomitolato a successive spire, l'una sull'altra, s'indicano così, rispettivamente, l'estremità libera, che rimane al di sopra di tutte le spire, e quella di sotto.
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13 settembre 2010
TRAGEDIA E MASCHERE
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11 settembre 2010
GENTE E CASE
Sono di nuovo in terre di confine. Per andare dal mio amico percorro una strada poco agevole, stretta e pericolosa. La via è segnata sulla sinistra da una grande casa che appare disabitata. E' una specie di bicoccca giallastra, diroccata, attaccata dal tempo e dall'aria umida del luogo. Davanti la ingentilisce un alto pino argentato, ricco di frasche e sempreverde. C'è un che di malinconico nell'insieme che conferisce fascino alla dimora, abbandonata, insieme all'evidente vitalità della pianta. Penso a un mio vicino di casa. Un uomo ormai avanti negli anni, abita una casa trascurata e sporca. Nel quartiere si è procurato una pessima fama, per il suo carattere introverso e rissoso. Se qualcuno occupa il posto macchina che reputa suo, non esita a rigare fiancate e bucare gomme. Bestemmia spesso tra sè e sè e traffica con pezzi di lamiera giorno e notte. Non si capisce se si tratti di un lavoro o di un eterno trasloco. Soprattutto di notte, l'uomo procura baccano a nonfinire, con il suo andare e venire da un cortilaccio interno alla sua dimora. A volte compare la polizia per controlli. Ma uno dei giorni scorsi l'ho visto per caso appoggiare due rami di lauro sulla finestra di altra vicina anziana, a sua volta schiva e solitataria. Il gesto era gentile e delicato. La gente. Ci pare in un modo, inequivocabile e chiaro. Poi però, effetto speciale. Alcune case in ogni modo assomigliano a qualcuno che crediamo di conoscere. A volte è così, altre ci stupiamo.
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7 settembre 2010
COME SI DEVE ESSERE
Vado a scuola. Seguo percorsi abituali e il pensiero sta comodo per i fatti suoi.
Non mi devo impegnare a riconoscere strade che già so. Ho la mente talmente altrove che con gesto automatico prendo le chiavi che aprono la porta del luogo di lavoro. Apro. Come una fucilata, mi sorprende l'allarme che scatta impietoso riconoscendo un intruso. Non ho le chiavi per il disarmo, non le ho volute. In genere, trovo colleghi più mattinieri di me. L'allarme è cosa recente. Dopo ripetuti furti all'interno dell'edificio e scasso nei locali scolastici, la direzione ha pensato di investire in un sofisticato sistema anti intrusione. Mi pare di averlo collaudato bene. Dopo qualche minuto di rumore assordante, si placa. Non mi sono spaventato per nulla, ma molto irritato per la sventatezza del mio comportamento. Telefonata di rito al direttore per dirgli che ero stato io a far partire il sistema, non si preoccupasse. Mi sembrava più preso dal sonno che gli ho sicuramente interrotto. Attendo fuori dalla porta collega dotato di chiavi disarmanti ed entro anch'io. Mi sento uno straccio. Dormito poco e male. Ragiono su come si dovrebbe essere e non si riesce. Sicuri, riposati, sereni, sociali e con idee chiare e fulgide come specchi al sole. Invece. Siamo mutevoli, introversi come animali notturni, difficili da avvicinare e complicati nei rapporti con gli altri. Contorti come labirinti, si stenta a riconoscere se stessi in costanti che non ravvediamo, nemmeno ad attento esame interiore. In questa spesso vana indagine, acquistano rilevanza cose minime.
Non mi devo impegnare a riconoscere strade che già so. Ho la mente talmente altrove che con gesto automatico prendo le chiavi che aprono la porta del luogo di lavoro. Apro. Come una fucilata, mi sorprende l'allarme che scatta impietoso riconoscendo un intruso. Non ho le chiavi per il disarmo, non le ho volute. In genere, trovo colleghi più mattinieri di me. L'allarme è cosa recente. Dopo ripetuti furti all'interno dell'edificio e scasso nei locali scolastici, la direzione ha pensato di investire in un sofisticato sistema anti intrusione. Mi pare di averlo collaudato bene. Dopo qualche minuto di rumore assordante, si placa. Non mi sono spaventato per nulla, ma molto irritato per la sventatezza del mio comportamento. Telefonata di rito al direttore per dirgli che ero stato io a far partire il sistema, non si preoccupasse. Mi sembrava più preso dal sonno che gli ho sicuramente interrotto. Attendo fuori dalla porta collega dotato di chiavi disarmanti ed entro anch'io. Mi sento uno straccio. Dormito poco e male. Ragiono su come si dovrebbe essere e non si riesce. Sicuri, riposati, sereni, sociali e con idee chiare e fulgide come specchi al sole. Invece. Siamo mutevoli, introversi come animali notturni, difficili da avvicinare e complicati nei rapporti con gli altri. Contorti come labirinti, si stenta a riconoscere se stessi in costanti che non ravvediamo, nemmeno ad attento esame interiore. In questa spesso vana indagine, acquistano rilevanza cose minime.Oggetti insignificanti che in qualche modo rinviano alla nostra storia e danno un senso a noi stessi. E nella nostra storia ci ritroviamo, impariamo quello che siamo e cosa possiamo diventare. Anelli sottili come seta compongono ricordi mnimi che ci hanno forgiato. Siamo quello che siamo, a partire anche dalle cose di cui è disseminato il nostro passato. Gli oggetti aiutano. A ricercare un modello di vita praticabile che tutti, consapevoli o no, bracchiamo di continuo. Non si pensi agli oggetti come possesso, brama di qualcosa da esibire per potenziare la fama sociale. Si pensi agli oggetti come traccia del passato, il nostro. Oggetti che dicono dell'infanzia, di affetti perduti ma che erano. Di un'indubbia crescita che ci ha accompagnato. Oggetti che rinviano ad altro, simboli di qualcosa che ci compone e definisce. Oggetti che lottano contro l'oblio che incalza e che spinge in avanti, azzerando lo spazio temporale. Il rischio è la dissolvenza dell'anima o di quello che si percepisce in modo vago nel nucleo nascosto di se stessi. Anche i sentimenti si affacciano attraverso gli oggetti, più spesso attraverso la scia che essi hanno lasciato nel nostro percorso. Uno di questi per me è un vecchio cavalletto da disegno professionale. Me ne fece dono mio padre. Avrò avuto all'incirca sei o sette anni. Era più grande di me e si spalancava in modi misteriosi. Aperto, assomigliava a una gru incombente su di me bambino. Facevo fatica a tenere in mano pennello e tavolozza per arrivare alla tela. Mia madre non approvò quel regalo, per lei inappropriato alla mia età acerba. L'oggetto è rimbalzato fuori da una cantina polverosa e disordinata. Credo fosse più di trent'anni che non lo aprivo. Le cose hanno una loro forza, sanno presentarsi quando meno le aspetti. E' come ci fosse una loro sapienza che sfugge, ma che segue logiche perfette. Ho ritrovato sulla tavolozza chiusa, all'interno del cassetto che fa parte dell'arnese, vecchie intense macchie di colore. Emergono vistosamente cromie blu e verdi. Sono opache, ma al contempo nitide, su un legno ormai invecchiato e cupo. E' una sicura parte di me.
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1 settembre 2010
EPITAFFIO E PANEGIRICO
Syrius Black è morto. Cane coraggioso e fedele i suoi padroni lo ricordano felice e spensierato. Occhi dolci e appassionati, resterà per sempre nei nostri cuori.
Il cane a cui facevo saltuariamente da dogsitter è morto. Dopo breve, ma penosa malattia, se ne è andato per sempre. Lo ricordo come un cane docile e buono. Sguardo acuto e intelligente di meticcio da origini oscure. Fu adottato da canile cittadino. Era stato abbandonato. Forse troppo grosso per una casa inadatta. Non mordeva e non attaccava i pari. Passeggiava preferibilmente solitario nel parco cittadino. Non degnava di uno sguardo i sodali più bellicosi e arroganti. Nessun accenno di aggressività. Mai. Solo forti latrati dalla porta di casa, quando qualcuno di estraneo alla famiglia arrivava. Oppure per entusiasmo all'idea della passeggiata.
Si faceva fare coccole sulla pancia e dietro le orecchie. Si stendeva e mugolava felice per l'inatteso contatto. Era un piacere farlo passeggiare. Capivi che ti era grato. Annusava metodico i suoi angoli preferiti. Sempre quelli. Ti guardava come a dire: "Già finita la passeggiata?". E tu lo riportavi volentieri a fare ancora qualche giro.
Il cane a cui facevo saltuariamente da dogsitter è morto. Dopo breve, ma penosa malattia, se ne è andato per sempre. Lo ricordo come un cane docile e buono. Sguardo acuto e intelligente di meticcio da origini oscure. Fu adottato da canile cittadino. Era stato abbandonato. Forse troppo grosso per una casa inadatta. Non mordeva e non attaccava i pari. Passeggiava preferibilmente solitario nel parco cittadino. Non degnava di uno sguardo i sodali più bellicosi e arroganti. Nessun accenno di aggressività. Mai. Solo forti latrati dalla porta di casa, quando qualcuno di estraneo alla famiglia arrivava. Oppure per entusiasmo all'idea della passeggiata.
Si faceva fare coccole sulla pancia e dietro le orecchie. Si stendeva e mugolava felice per l'inatteso contatto. Era un piacere farlo passeggiare. Capivi che ti era grato. Annusava metodico i suoi angoli preferiti. Sempre quelli. Ti guardava come a dire: "Già finita la passeggiata?". E tu lo riportavi volentieri a fare ancora qualche giro.
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30 agosto 2010
4.47a.m.
Finché non ricomincia la scuola, l'attento lettore porti pazienza. Trattasi di deriva bucolico montana. Chi non nutre interesse per l'accento del bosco o per le descrizioni d'ambiente, ritorni dopo l'estate. Nessuno si senta in obbligo alla lettura. Se posso, preferisco non compiacere alcuno. Non faccio patti e non rincorro nessuno. Non l'ho mai fatto, forse si dovrebbe. Fa parte, credo, della mia ignavia.In ogni caso, la notte in montagna è stupefacente. Il sonno non mi accompagna, così sto con il buio. In realtà è un blu profondo. Dalla mia finestra a losanga aperta per il fumo non vedo la luna. L'astro sta dietro la casa, posso intuirlo. Ma il suo giallo illumina i monti, ne vedo l'ombra chiara sui prati sottostanti. Si crea un chiaroscuro seducente, tra l'ombra giallognola degli alberi del limitare del bosco e le opacità più scure degli alberi e delle montagne circostanti. Il verde scuro dei fianchi delle montagne diventa blu oltremare profondissimo, meno blu gli alberi. Quel colore segreto permea tutte le cose. Sto su un altopiano oltre i 1000m di quota. Intorno ampie faggete e pini radi silvestri ammantano montagne poco conosciute. Davanti alla casa che mi ospita resiste un pascolo. A breve, sarà abitato da mandria d'alpeggio. Razza particolare e tenace, resistente al freddo delle notti fino alla festività dei morti.
La notte comincia da lontano. Tramontato il sole, si affacciano poco dopo stelle infinite. Non le conosco, sicché paiono più fascinose e brillanti. Un selvatico torrente poco lontano ritorna rumore d'acqua rotta da sassi e un vento fresco fa stormire frasche sparse in disordine intorno. Uccelli notturni si rinviano versi da alberi lontani. La sera, due piccoli pipistrelli scartano sulla mia testa. Passano radi il prato in cerca d'insetti. Mangiano al volo e ricominciano di nuovo la loro caccia cieca. Nel buio brulica vita e si può quasi ascoltare la linfa che scorre. Dalle radici ai rami, negli insetti, lungo gli steli nei prati. Chi è spettatore di questo miracolo naturale percepisce un'indefinitezza che comprende tutte le cose. Ci si sente in pace.
Essere sensibili a tratti è gran cosa. Perlopiù impegnativa ed estenuante. Obbliga a vestiti sociali d'acciaio. A tener pronte armi difensive sempre affilate, a porre paletti invalicabili. Solo in questo modo si custodisce se stessi o quello che ne resta. Una natura sensibile è penetrabile in ogni momento da qualunque cosa e da chiunque. Un gesto, uno sguardo, un tono di voce sbagliato, arrivano come saette che entrano senza scampo. Di solito sono guai. Ma questa è un'altra storia.
- Notte stellata, Vincent Van Gogh, 1889 - Museum of Modern Art New York
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16 luglio 2010
ECCESSO
Poto un gelsomino domestico, generoso ma invadente. E' sera, le luci delle case di fronte rischiarano appena la pianta da trattare. Eseguo con simulata scioltezza movimenti nella semioscurità. Rifletto sugli eccessi. Questo arbusto mi da pensieri pedanti. Siamo in genere troppo indaffarati, mangiamo troppo, sudiamo troppo, siamo ricchi in modo sproporzionato. E ancora siamo esagerati negli abiti che portiamo con falsa nonchalance, le donne sono spesso troppo bionde, siamo troppo immersi nel nostro mondo. Si vive in modo soverchio una specie di incubo solitario e insistente. Siamo esagerati nell'educare i figli che diventano pericolosamente un'eccedente copia di noi stessi. Siamo esorbitanti nelle auto che possediamo, ci circondiamo di miriadi di oggetti inutili. A riempire un vuoto incolmabile. Non ci basteranno mai, ma continuiamo insensati acquisti. Le dimore sono sfarzose e opulente, a dimostrazione di quanti troppi denari abbiamo.
Al contrario, qualcuno esibisce troppo uno stile di vita eccessivamente pauperistico. E poi abbiamo troppe alcove in cui distenderci e fare ginnastica. Oppure, senza alcuna mediazione, troppa ascesi con cui governiamo una vita ostinatamente senza sesso. In ogni caso, facciamo fitness in modo smodato. Possediamo come se fosse cosa naturale un'infinità di case: in montagna, al mare, in città. C'è chi non si fa mancare nemmeno un cottage in campagna. Magari in paese straniero adatto. Talvolta si dispongono anche oggetti di valore in quantità smisurata. C'è chi detiene un potere che appare pressochè immenso e totalmente feroce. Tanto più è quantitativamente rilevante, perchè governa molte persone, luoghi e intensi legami politici. Spesso trattasi di maschi alfa alfa, tronfi e ubriachi di quello che fanno e di quello che credono di essere. Sempre troppo. A volte sono brevi dormitori. Stanno troppo svegli, senza apparenti conseguenze. Credono che il mondo riposi tre ore per notte come loro. Inviano troppi messaggi telefonici notturni a malcapitati collaboratori, senza ritegno per la vita privata altrui e le forze limitate del prossimo. Esigono senza misura, devozione e fedeltà più che assolute. Hanno quantità di amanti indescrivibili. Fanno male totalmente a se stessi e a chi gli sta intorno. Spesso in giochi troppo complessi. E nessuno capisce quel che succede. Alle aziende fanno guadagnare troppo. Risanano, esagerando, bilanci fallimentari. In generale, ci sentiamo troppo dio. Siamo tutti invece troppo ignoranti, senza idee e senza alcun progetto concreto da realizzare. Viviamo futilmente alla giornata. Siamo troppo in ansia per un futuro che non c'è ancora. Esageratamente voltati a un passato che non rappresenta più nulla e troppo proiettati nel futuro che è in mano al fato e non dipende da noi. Siamo troppo orgogliosi, pigri, faccendieri, esuberanti, introversi e noiosi. Siamo un modello assoluto, inimitabile. Anche questo post sta diventando eccessivamente lungo in modo assai imbarazzante. Troppo.
* Se si attua una query con un motore di ricerca mediamente potente, è possibile individuare degli "oggetti perfetti". Questo è troppo perfetto. Ero incerto se proporlo al lettore. Ma sono troppo entusiasta di ciò che ho trovato. Sicchè eccolo. Nell'immagine è proposto l'orologio maxi ingranaggio silver realizzato in materiale plastico, disponibile anche in nero.
Al contrario, qualcuno esibisce troppo uno stile di vita eccessivamente pauperistico. E poi abbiamo troppe alcove in cui distenderci e fare ginnastica. Oppure, senza alcuna mediazione, troppa ascesi con cui governiamo una vita ostinatamente senza sesso. In ogni caso, facciamo fitness in modo smodato. Possediamo come se fosse cosa naturale un'infinità di case: in montagna, al mare, in città. C'è chi non si fa mancare nemmeno un cottage in campagna. Magari in paese straniero adatto. Talvolta si dispongono anche oggetti di valore in quantità smisurata. C'è chi detiene un potere che appare pressochè immenso e totalmente feroce. Tanto più è quantitativamente rilevante, perchè governa molte persone, luoghi e intensi legami politici. Spesso trattasi di maschi alfa alfa, tronfi e ubriachi di quello che fanno e di quello che credono di essere. Sempre troppo. A volte sono brevi dormitori. Stanno troppo svegli, senza apparenti conseguenze. Credono che il mondo riposi tre ore per notte come loro. Inviano troppi messaggi telefonici notturni a malcapitati collaboratori, senza ritegno per la vita privata altrui e le forze limitate del prossimo. Esigono senza misura, devozione e fedeltà più che assolute. Hanno quantità di amanti indescrivibili. Fanno male totalmente a se stessi e a chi gli sta intorno. Spesso in giochi troppo complessi. E nessuno capisce quel che succede. Alle aziende fanno guadagnare troppo. Risanano, esagerando, bilanci fallimentari. In generale, ci sentiamo troppo dio. Siamo tutti invece troppo ignoranti, senza idee e senza alcun progetto concreto da realizzare. Viviamo futilmente alla giornata. Siamo troppo in ansia per un futuro che non c'è ancora. Esageratamente voltati a un passato che non rappresenta più nulla e troppo proiettati nel futuro che è in mano al fato e non dipende da noi. Siamo troppo orgogliosi, pigri, faccendieri, esuberanti, introversi e noiosi. Siamo un modello assoluto, inimitabile. Anche questo post sta diventando eccessivamente lungo in modo assai imbarazzante. Troppo.* Se si attua una query con un motore di ricerca mediamente potente, è possibile individuare degli "oggetti perfetti". Questo è troppo perfetto. Ero incerto se proporlo al lettore. Ma sono troppo entusiasta di ciò che ho trovato. Sicchè eccolo. Nell'immagine è proposto l'orologio maxi ingranaggio silver realizzato in materiale plastico, disponibile anche in nero.
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