Visualizzazione post con etichetta sentimenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sentimenti. Mostra tutti i post

8 luglio 2010

LO VEDO PASSARE

Mi sembra lui, ma non sono sicuro. E' il mio vecchio gatto. Un soriano rosso che dovrebbe avere circa diciassette anni. Sarebbe un'età veneranda per un felino domestico. Un antico detto, forse indiano, recita: "Dio ha dato il gatto all'uomo, perchè possa provare cosa significa accarezzare una tigre". Gli antenati erano saggi. Il mio gatto si chiama Bignè. E' un carattere ribelle, scostante e ostinato. Amava solo me e odiava solo me. Esclusivamente a me erano dedicati i suoi graffi e i suoi morsi. Ne porto i segni. Poi un giorno all'improvviso è scomparso, da una casa con troppe persone che evidentemente non ha gradito. Se ne è andato così, le ragioni vere le ignoro. Dopo una muta accettazione del ricovero che gli ho fornito per anni, si è eclissato. Erano i giorni di una pasqua fredda e ventosa di alcuni anni fa. Per mesi non ho riscontrato tracce. Poi, di nuovo all'improvviso, continuavo a vederlo nei dintorni. Almeno, mi sembrava lui o volevo che lo fosse, non so dire.
E' un gatto prelevato da una vecchia villa del centro Italia. La padrona, un'eccentrica matrona della provincia meridionale, diceva che amava alla follia i gatti. In realtà, la magione in cui abitava da sola aveva un enorme giardino, limitrofo alla strada provinciale del paese. Un numero imprecisato di gatti lo abitava, raccolti in diverse colonie. In casa, nemmeno l'ombra di un animale, ma importante vasellame orientale. La strada faceva il suo lavoro di contenimento delle nascite. Sicchè spesso i piccoli venivano sfrittellati impietosamente da distratti veicoli di passaggio. Da lì veniva il mio gatto. Desideravo un gatto rosso, non di razza. Ho avuto quell'occasione, era l'unico di una recente cucciolata che rispondesse ai miei canoni. L'ho raccolto senza pensarci due volte. Aveva circa due mesi ed era già ferocissimo. Sempre unghie di fuori, soffiava a chiunque lo avvicinasse. Non è cambiato molto negli anni di convivenza con me. Mi elesse a capobranco, ma ho sempre pensato di non andargli troppo a genio. E me lo faceva capire. Vasi rotti, graffi, morsi alle caviglie e agguati improvvisi, la sua cifra caratteriale. Quei tratti scontrosi e selvaggi erano il suo fascino. A volte, mi saltava in braccio, soprattutto quando ero seduto sul divano in tinello. Non sdegnava rare coccole dietro le orecchie. Mi spingeva lì la mano con il muso, se le desiderava. Quando lo vedo passare, nei dintorni di casa mia, mi sembra felice. Vecchio, ma sicuro della libertà riguadagnata. E' cristallino che del prezzo pagato non gli importa nulla.

4 giugno 2010

NESSUNO INSEGNA

I bambini sono il futuro che verrà. Lo sappiamo tutti, ma facciamo finta che quel tempo non verrà mai. Li culliamo in un'infanzia dilatata oltremisura, tra zucchero filato, consolle tecnologiche e viaggi esotici in paesi che nemmeno ricorderanno di avere visitato. Spesso i bambini sono il coronamento sociale di famiglie inesistenti. Il quadretto deve comprendere prole. Quindi ci si adopera per fare razza.
Nessuno insegna a questi figli quasi nulla di necessario. Molto invece si trasmette di comportamenti formali per un'accettabilità sociale su cui si fantastica di continuo. E allora li vestiamo con prestigiose griffe, li curiamo con l'omeopatia, li proteggiamo con creme solari ad alto schermo. Li iscriviamo a corsi di ogni tipo, perché nella vita l'inglese serve, bisogna saper nuotare, saper tirare di scherma e sfruttare quel talento musicale inevitabile concentrato sullo studio del piano o del violino. Quasi nessuno suona la batteria o i bonghi. Nessuno insegna come la noia possa essere un valore.
Nessuno insegna cos'è l'amore, l'affetto e l'amiciza vera. Nessuno produce una qualche forma di educazione emotiva. Forse è lo stesso buio vuoto delle difficoltà degli adulti, che si ostinano a riprodurre la medesima disperazione nelle nuove generazioni.
Nessuno insegna a canalizzare la rabbia che sappiamo far parte di ognuno. Nessuno insegna ai bambini maschi a non picchiare le bambine, a non mettersi due contro uno, a non formare branchi d'attacco contro inesistenti nemici. Nessuno insegna che il maschio è generalmente più forte della femmina; a partire da questo banale concetto di supremazia esclusivamente fisica, nessuno insegna che la bambina poi la donna va protetta e rispettata. Nessuno insegna l'amore per l'ambiente e la natura tutta, ragni e vespe compresi.
Nessuno insegna infine la presenza della magia, che è l'irrompere del mistero nella vita di ciascuno. Nessuno insegna i cammini degli elfi e delle fate nei boschi. Nessuno insegna ad abbracciare un albero. Nessuno sa indicare una rotta. Non perché si debba seguire, ma perchè almeno si possa scorgere un'idea da un'altra strada intrapresa per caso. O il cui senso è segreto e tale deve restare.