Non disprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ognuno è il suo genio - Charles Baudelaire
Arrivano. Sparsi come nugoli di mosche a fine stagione. Già stanchi ancora prima di iniziare. Sono gli allievi della scuola professionale dove insegno. Un altro anno formativo è cominciato. Un altro di fatiche spese a fare non sempre si sa cosa. Li accogli. Con la tua faccia rassicurante e modi zen che interpreti da anni. Ci si crede talmente che si pensa che quell'apparenza appartenga davvero. Forse è così. La dimensione della quiete, della pace, dell'armonia dell'ambiente è quella che sento che più mi appartiene. Non sempre è possibile agirla o riscontrarla intorno. A scuola ad esempio, è difficile. I ragazzi sono perlopiù sguaiati, rissosi, parlano a voce alta e gridano. Anche solo per salutarsi. Riportarli a dimensione di vita più civile è spesso cosa ardua. Con il pretesto di fornire brandelli di conoscenza, si fà. In una classe propongo un test d'ingresso banale. In breve il compito è esaurito. Correzione collettiva a cui faccio seguire domande su presunte letture estive. Risposte imbarazzanti. F. si avvicina alla cattedra, perché parlare davanti a tutti la mette in imbarazzo. Ha orecchini lunghissimi che terminano con un'enorme farfalla, una profusione di braccialetti di mille colori e forme le riempie i polsi. Una collana con un grosso cuore di porcellana adorna il collo sottile. Trucco leggero e piercing al naso concludono l'insieme. Mi dice che ha iniziato a leggere Se questo è un uomo. Non è riuscita a concluderlo per l'ansia che le procurava. Ricorda di quando la scuola media ha organizzato una gita in Germania. Tour dei campi di sterminio compreso. Anche allora era stata male. La ascolto e le suggerisco di sforzarsi ad andare avanti nella lettura intrapresa. La vita è fatta anche di questo. Non abbiamo più a che fare con i campi di sterminio o con possibili deportazioni. Ma. E poi mi fermo. Non so più come dirle che comunque l'esistenza è a tratti assai complicata. Meglio iniziare ad avvicinarla nei libri, se possibile. Prima o poi a tutti accade qualcosa di poco spiegabile, che colpisce come fucilata. Un lutto, una perdita, una malattia, un qualcosa che può assumere forme diverse per ognuno. Ma ognuno di noi sa. Cosa fà più male, cosa arriva davvero a massacrare il cuore. E allora che si fà. Conoscenza, cultura, risorse intellettuali spese a fronteggiare un'onda anomala che colpisce inesorabilmente. Occorre uscirne, pena la morte esistenziale. Non sempre è facile. Per alcune sensibilità, come quella di F. che mi fissa con sguardo acquoso, forse è impossibile. Mi sforzo di indicare sentieri, percorsi praticabili per affrontare la vita e le sue sicure difficoltà. Parlo di teatro e maschere. Non riesco a dire quanto sono convincente.
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15 settembre 2010
30 agosto 2010
4.47a.m.
Finché non ricomincia la scuola, l'attento lettore porti pazienza. Trattasi di deriva bucolico montana. Chi non nutre interesse per l'accento del bosco o per le descrizioni d'ambiente, ritorni dopo l'estate. Nessuno si senta in obbligo alla lettura. Se posso, preferisco non compiacere alcuno. Non faccio patti e non rincorro nessuno. Non l'ho mai fatto, forse si dovrebbe. Fa parte, credo, della mia ignavia.In ogni caso, la notte in montagna è stupefacente. Il sonno non mi accompagna, così sto con il buio. In realtà è un blu profondo. Dalla mia finestra a losanga aperta per il fumo non vedo la luna. L'astro sta dietro la casa, posso intuirlo. Ma il suo giallo illumina i monti, ne vedo l'ombra chiara sui prati sottostanti. Si crea un chiaroscuro seducente, tra l'ombra giallognola degli alberi del limitare del bosco e le opacità più scure degli alberi e delle montagne circostanti. Il verde scuro dei fianchi delle montagne diventa blu oltremare profondissimo, meno blu gli alberi. Quel colore segreto permea tutte le cose. Sto su un altopiano oltre i 1000m di quota. Intorno ampie faggete e pini radi silvestri ammantano montagne poco conosciute. Davanti alla casa che mi ospita resiste un pascolo. A breve, sarà abitato da mandria d'alpeggio. Razza particolare e tenace, resistente al freddo delle notti fino alla festività dei morti.
La notte comincia da lontano. Tramontato il sole, si affacciano poco dopo stelle infinite. Non le conosco, sicché paiono più fascinose e brillanti. Un selvatico torrente poco lontano ritorna rumore d'acqua rotta da sassi e un vento fresco fa stormire frasche sparse in disordine intorno. Uccelli notturni si rinviano versi da alberi lontani. La sera, due piccoli pipistrelli scartano sulla mia testa. Passano radi il prato in cerca d'insetti. Mangiano al volo e ricominciano di nuovo la loro caccia cieca. Nel buio brulica vita e si può quasi ascoltare la linfa che scorre. Dalle radici ai rami, negli insetti, lungo gli steli nei prati. Chi è spettatore di questo miracolo naturale percepisce un'indefinitezza che comprende tutte le cose. Ci si sente in pace.
Essere sensibili a tratti è gran cosa. Perlopiù impegnativa ed estenuante. Obbliga a vestiti sociali d'acciaio. A tener pronte armi difensive sempre affilate, a porre paletti invalicabili. Solo in questo modo si custodisce se stessi o quello che ne resta. Una natura sensibile è penetrabile in ogni momento da qualunque cosa e da chiunque. Un gesto, uno sguardo, un tono di voce sbagliato, arrivano come saette che entrano senza scampo. Di solito sono guai. Ma questa è un'altra storia.
- Notte stellata, Vincent Van Gogh, 1889 - Museum of Modern Art New York
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