E’ vestito quasi sempre di nero. Ha gli orecchini rosa shocking e dei piercing di vario colore in numero non facile da stabilire. I capelli variano dalle tonalità del blu elettrico, fino al rosa passando per due o tre sfumature di verde. Taglio sempre cortissimo sul quale riesce, non so come, a farsi scrivere ZARRO. Al collo un rosario nero, una catena da pitbull corta e un girocollo rosa. Ai piedi scarpe da ginnastica con stringhe rosa. E’ sbudinato, dice che deve mettersi a dieta, ma non ci crede davvero. Le ragazze sbavano per lui. Ha un non so che di rassicurante e l’aria da simpatica canaglia che piace anche alle mamme. La mentalità è reazionaria, figlia dell’immigrazione riuscita solo a metà. Nella testa luoghi comuni, in particolare sulle donne. Occorre che siano sottomesse, vanno prese a schiaffoni se non capiscono qual è il loro posto, devono fare quello che lui dice, non devono usare gonne troppo corte né camicette troppo scollate, i capelli è meglio che siano lisci. Gli dico che una ragazza riccia lo inquieterebbe, per questo cerca una rassicurante testolina liscia che magari la vede un po’ come lui. Mi dice: “Profe, mi sa che cià ragione”.
Costituisce una specie di modello non dichiarato, i compagni lo prendono in giro, ma lui glissa. E' molto popolare nella scuola. Molti si sentono lusingati ad essere suoi amici.
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27 aprile 2010
22 aprile 2010
A VOLTE RITORNANO
F. dopo aver urlato ai quattro venti che non sarebbe mai più tornata "in questa scuola di merda", decide di fare un'ulteriore comparsata. Viene quando vuole. A casa si annoia. Qui ritiene di avere lo spazio per fare quello che vuole e lo fa. Ha 15 anni, lo sguardo sfuggente di chi ha paura e si sente braccato. Bassa per la sua età, pelle ambrata, capelli selvaggiamente riuniti in una specie di coda. Ti guarda con occhi felini e tu capisci che immagina una preda, perlomeno qualcuno da abbattere. E non sai perché, ti manca un tassello. Ci prova nella tua ora e tu ancora una volta porgi la gola. In fondo è il tuo mestiere, ti pagano per questo. Dopo il quotidiano logorio a suon di: "F. vuoi abbassare la voce? Puoi levare le cuffie? Puoi toglierti dal banco e sederti su una sedia?".
F. urlandomi in faccia, la classe pressochè impietrita: "Perchè lei mi da della deficiente e dell'ignorante, lei non porta rispetto RISPETTO, lei sa cos'è il RISPETTO?"
Io: "Sai F. mi pagano per..."
F. "Dove cazzo crede di essere, non mi sfidi, non le conviene sfidarmi"
Io: "Mi spiace, mi pagano per sfidarti tutti i giorni..."
F.: "Lei mi deve mollare, NON MI DEVE STARE ADDOSSO, HA CAPITO, HA CAPITO?"
Io la guardo e la osservo con attenzione. Lei si sente scrutata e si arrabbia ancora di più. Le dico di farsi un giro in direzione e poi, con calma tornare. Le consiglio anche di togliersi il pensiero e di denunciarmi subito, appena esce da scuola, così non ne parliamo più. Mi dice che lo decide lei quando mi denuncerà, che a me non deve interessare. La osservo arrabbiarsi con una collega che, sbagliando nell'intervenire, crede di dovermi soccorrere.
La collega parte con una pippa che mi sto addormentando pure io e si piazza davanti alla porta. Dico a F. che lei non sa accettare la sfida, perché viene a scuola quando vuole, non ci sta dentro e infatti vuole uscire. La ragazza è un toro scatenato, sfonda la collega in posizione di sbarramento ed esce urlando.
Fine dell'atto.
F. urlandomi in faccia, la classe pressochè impietrita: "Perchè lei mi da della deficiente e dell'ignorante, lei non porta rispetto RISPETTO, lei sa cos'è il RISPETTO?"
Io: "Sai F. mi pagano per..."
F. "Dove cazzo crede di essere, non mi sfidi, non le conviene sfidarmi"
Io: "Mi spiace, mi pagano per sfidarti tutti i giorni..."
F.: "Lei mi deve mollare, NON MI DEVE STARE ADDOSSO, HA CAPITO, HA CAPITO?"
Io la guardo e la osservo con attenzione. Lei si sente scrutata e si arrabbia ancora di più. Le dico di farsi un giro in direzione e poi, con calma tornare. Le consiglio anche di togliersi il pensiero e di denunciarmi subito, appena esce da scuola, così non ne parliamo più. Mi dice che lo decide lei quando mi denuncerà, che a me non deve interessare. La osservo arrabbiarsi con una collega che, sbagliando nell'intervenire, crede di dovermi soccorrere.
La collega parte con una pippa che mi sto addormentando pure io e si piazza davanti alla porta. Dico a F. che lei non sa accettare la sfida, perché viene a scuola quando vuole, non ci sta dentro e infatti vuole uscire. La ragazza è un toro scatenato, sfonda la collega in posizione di sbarramento ed esce urlando.
Fine dell'atto.
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22 marzo 2010
PERIFERIE
Spesso scuole come questa sono poste nelle periferie delle aree metropolitane. Napoli, Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Palermo...in fondo non è importante dove siano costruite. La fauna che si trova è più o meno quella, con qualche sfumatura per i dialetti o i gerghi utilizzati. Anche i docenti, anzi i formatori, hanno più o meno la stessa storia ovunque. Storie di miserie professionali, frustrazioni esistenziali, consuetudine agli psicofarmaci o ad annose psicoterapie. Volti grigi, vagamente depressi, età indecifrabili dentro abiti fuorimoda e stipendi ridicoli anche solo per pensare di poter sognare. I relitti dell'insegnamento incontrano i relitti di una società che non sa dove mettere il disagio delle periferie e l'abbandono precoce dell'obbligo scolastico. Anzi no. Questa è la soluzione. La scuola professionale. Mettiamo a posto la coscienza di tutti, politici buonisti e comunità europea che soffia sul collo dell'establishment politico per l'innalzamento dell'istruzione nella vecchia Europa. Avviamo al lavoro i fancazzisti, i border line, i ggiovani che la scuola sanno loro dove mettertela. Quelli che il sogno americano non l'hanno mai avuto, ma sanno benissimo che se ottengono una comparsata in tv è fatta. Ciao a tutti e divento famoso. La scuola non fa parte del progetto. E' la società dell'immagine bellezza. L'immagine è tutto. Ma anche i soldi non guastano.
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