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27 luglio 2010

DIFESA O PARATA E' GIA' ATTACCO

Torno alle lezioni di karate. Bel clima. Fuori si prepara tempesta perfetta (è titolo di film tradotto in italiano, diretto da Wolfgang Petersen nel 2002). Arriverà di notte. La città per allora dormirà. Chi si allena sente l'umidità dell'aria. Si suda più intensamente, ma la temperatura si è abbassata piacevolmente. I corpi sudano freddo. Oggi lezione essenziale di kobudo. Il Kobudo di Okinawa usa varie armi tradizionali, per lo più di origine contadina. Nel dojo si studia il Kobudo di Okinawa appunto. Sono trascurati il Kobudo giapponese e il Kobudo delle scuole Ninja inteso come Arte antica del guerriero. Le armi utlizzate come detto sono numerose. Per ciò che concerne il Kobudo di Okinawa, oggi spesso s'incontra assimilato all'interno delle scuole tradizionali di jujutsu. E' insegnato l'utilizzo di attrezzi agricoli come armi. In realtà, una gran quantità di arti marziali utilizza armi. Non è innovazione. Spesso si tratta di tecniche desuete. Si pensi ad esempio alla Escrima, conosciuta anche come Kali, antica arte di combattimento filippina. L'Occidente si balocca più volentieri con judo, aikido, kungfu o altre arti diffuse. Che siano di movimento o meditazione, non ha importanza. Le scuole europee non escono volentieri dal conosciuto, che è anche il più richiesto dal mercato della difesa personale. Anche dallo sciocco desiderio di passare cintura.
Prime notizie dell'Escrima si hanno nell'epoca delle iniziali conquiste coloniali. Quei viaggi seguirono alle scoperte dei nuovi mondi attuate da noti navigatori agli inizi del '500. Quando i conquistadores iberici approdarono nelle Filippine, trovarono ad accoglierli tribù agguerrite. Usavano armi tradizionali per difendersi. Ferdinando Magellano ad esempio, venne ucciso nella battaglia di Mactan del 1521 dal venerato capotribù Lapu-Lapu. Lo stesso Pigafetta ce ne fornisce notizia nel suo diario di bordo. Scrive come gli indigeni uccisero Magellano e molti dei suoi uomini con lance e con specie di scimitarre. Li fecero suppergiù a fette. Dopo la conquista, gli spagnoli vietarono l'utilizzo dell'arte marziale indigena. Rimase comunque occultata diabolicamente nelle danze e nei rituali popolari. Gli spagnoli volevano sostituirla con scherma spagnola. Cocciutaggine iberica. Evidentemente non ce l'hanno fatta. Sicché il kali nella sua versione moderna è giunto fino a noi. Anche se con chiara infuenza spagnola che non si è potuta evitare. Il Kali-Arnis-Escrima non si è evoluto in senso sportivo come altre arti marziali. In particolare, si pensi alle tecniche giapponesi e cinesi. Ha mantenenuto invece una certa impronta bellicista dovuta alla sua origine. La particolarità dell'Escrima è che l'allievo principiante comincia lo studio dell'arte marziale imparando ad usare le armi da subito. Solo in seguito si passa al combattimento a mani nude, applicando tecniche e tattiche di combattimento apprese con le armi. Il più di altre arti marziali cominciano invece sviluppando il combattimento a mani nude; prima di passare, là dove siano utilizzate, alle armi. Secondo i sensei filippini avere la disponibilità di un'arma, pone in vantaggio durante un combattimento. Inoltre, è da considerare che utilizzare un'arma focalizza l'attenzione e velocizza i movimenti. Si apprendono movimenti che si dimostrano utili anche nello scontro disarmato e vitali in caso si fronteggiasse a mano nuda un avversario armato. Non ci si riesce a difendere da certe armi, come un coltello, se non si conosce a propria volta come usarle. Se non si ha un'arma a disposizione, il corpo stesso deve diventare un'arma. In questo senso una parata diventa, agita, una prima forma d'attacco. Presentarsi totalmente e autenticamente inermi è cosa di altro mondo. Si potrebbe dire da guru. Per chi crede che abbiano una qualsivoglia valenza.
L'arma più diffusa per cominciare l'apprendimento dell'Escrima è il bastone in rattan (si ricava dal giunco di bambù. Si ottiene asportando la parte superficiale della pianta). Nella lingua autoctona è chiamato olisi, baton, o con altri termini ancora. A seconda dello stile. Lungo quanto il braccio di un allievo, varia dai 45 ai 70 cm. Altri bastoni usati per l'allenamento è possibile siano realizzati con legni più resistenti e duri del rattan. Sono usate anche aste d'alluminio o costruite con plastiche molto resistenti. Si comincia con l'imparare il combattimento con due armi, che possono essere due bastoni, due coltelli o un bastone e un coltello. Altre armi tradizionali possono essere il bastone lungo, il bastone da pugno il pocket stick, la lancia, lo scudo, la frusta e il nunchaku. Queste si aggiungono alle classiche armi da taglio filippine di medie dimensioni simili a quelle malesi: bolo, kampilan, barong, kriss. Quest'ultimo è descritto da Salgari ne I misteri della giungla nera. Anche ne I pirati della Malesia, mi pare che che l'autore ne parli. C'è di mezzo la setta dei Thugs della Tigre dell'India. "Se la Tigre dell'India è furba, quella della Malesia non lo sarà meno. Vieni, Yanez" (cap.II, da Le due tigri, Salgari 1904).

bolo - specie di machete
kampilan - arma da taglio con lama assottigliata verso l'impugnatura
barong - arma da taglio con lama a foglia leggermente curvata all'interno
kriss - arma da taglio con lama serpeggiante. Esiste anche in diverse dimensioni. In genere, più piccolo.

16 luglio 2010

UNA PARATA O DIFESA E' GIA' UN ATTACCO

Torno alle lezioni di karate. Bel clima. Fuori si prepara tempesta perfetta. Arriverà di notte. La città per allora dormirà. Chi si allena sente l'umidità dell'aria. Si suda più intensamente, ma la temperatura si è abbassata piacevolmente. I corpi sudano freddo. Oggi lezione essenziale di kobudo. Il Kobudo di Okinawa usa varie armi tradizionali, per lo più di origine contadina. Nel dojo si studia il Kobudo di Okinawa appunto. Sono trascurati il Kobudo giapponese e il Kobudo delle scuole Ninja inteso come Arte antica del guerriero. Le armi utlizzate come detto sono numerose. Per ciò che concerne il Kobudo di Okinawa, oggi spesso s'incontra assimilato all'interno delle scuole tradizionali di jujutsu. E'insegnato l'utilizzo di attrezzi agricoli come armi. In realtà, una gran quantità di arti marziali utilizza armi. Non si tratta di innovazione. Spesso si tratta di tecniche poco conosciute. Si pensi ad esempio alla Escrima, conosciuta anche come Kali, antica arte di combattimento filippina. L'Occidente si balocca più volentieri con judo, aikido, kungfu o altre arti diffuse. Che siano di movimento o meditazione, non ha importanza. Le scuole europee non escono volentieri dal conosciuto, che è anche il più richiesto dal mercato della difesa personale o dello sciocco desiderio di passare cintura.
Le prime notizie dell'Escrima si hanno nell'epoca delle prime conquiste coloniali. Quei viaggi seguirono alle scoperte dei nuovi mondi attuate dai noti navigatori agli inizi del '500. Quando i conquistadores iberici approdarono nelle Filippine, trovarono ad accoglierli tribù agguerrite. Usavano armi tradizionali per difendersi. Ferdinando Magellano ad esempio, venne ucciso nella battaglia di Mactan del 1521 dal venerato capotribù Lapu-Lapu. Lo stesso Pigafetta ce ne fornisce notizia nel suo diario di bordo. Scrive come gli indigeni uccisero Magellano con lance e con specie di scimitarre. Li fecereo suppergiù a fette. Dopo la conquista, gli spagnoli vietarono l'utilizzo dell'arte marziale indigena. Rimase comunque occultata diabolicamente nelle danze e nei rituali popolari. Gli spagnoli volevano sostituirla con scherma spagnola. Cocciutaggine tipicamente iberica. Evidentemente non ce l'hanno fatta. Sicché il kali nella sua versione moderna è giunto fino a noi. Anche se con chiara infuenza spagnola che non si è potuta evitare. Il Kali-Arnis-Escrima non si è evoluto in senso sportivo come altre arti marziali. In particolare, si pensi alle tecniche giapponesi e cinesi. Ha mantenenuto invece una certa impronta bellicista dovuta alla sua origine. La particolarità dell'Escrima è che l'allievo principiante comincia lo studio dell'arte marziale imparando ad usare le armi da subito. Solo in seguito si passa al combattimento a mani nude applicando le tecniche e le tattiche di combattimento apprese con le armi. Il più di altre arti marziali cominciano invece sviluppando il combattimento a mani nude; prima di passare, là dove siano utilizzate, alle armi. Secondo i sensei filippini avere la disponibilità di un'arma, pone in vantaggio durante un combattimento. Inoltre, è da considerare che utilizzare un'arma focalizza l'attenzione e velocizza i movimenti. Si apprendono movimenti che si dimostrano utili anche nello scontro disarmato ed vitali in caso si fronteggiasse a mano nuda un avversario armato. Non ci si riesce a difendere da certe armi, come un coltello, se non si conosce a propria volta come usarle. Se non si ha un'arma a disposizione, il corpo stesso deve diventare un'arma. In questo senso una parata diventa, agita, una prima forma d'attacco.
L'arma più diffusa per cominciare l'apprendimento dell'Escrima è il bastone in rattan. Nella lingua autoctona è chiamato olisi, baton, o con altri termini ancora. A seconda dello stile. Lungo quanto il braccio dell'allievo, varia dai 45 ai 70 cm. Altri bastoni usati per l'allenamento è possibile siano realizzati con legni più resistenti e duri del rattan. Sono usate anche aste d'alluminio o costruite con plastiche molto resistenti. Si comincia con l'imparare il combattimento con due armi, che possono essere due bastoni, due coltelli o un bastone e un coltello. Altre armi tradizionali possono essere il bastone lungo, il bastone da pugno il pocket stick, la lancia, lo scudo, la frusta e il nunchaku. Queste si aggiungono alle classiche armi da taglio filippine di medie dimensioni simili a quelle malesi: bolo, kampilan, barong, kriss. Quest'ultimo è descritto da Salgari ne I misteri della giungla nera. Anche ne I pirati della Malesia, mi pare che se ne parli. C'era di mezzo la setta dei Thugs della tigre dell'India.

bolo - specie di machete
kampilan - arma da taglio con lama assottigliata verso l'impugnatura
barong - arma da taglio con lama a foglia leggermente curvata all'interno
kriss - arma da taglio con lama serpeggiante. Esiste anche di dimensioni inferiori.

Non so come questo post risulta ripetuto. Spero non offenda. Lascio. In realtà c'è piccola variante. Soccorro il distratto lettore. La faccenda del guru si trova là e non qua. Presenti altre trascurabili variabili. Cercatele.

1 giugno 2010

IL VOLO DELLA GRU BIANCA

Il Matsumura Shorin Ryu è lo stile di Karate codificato più antico, da cui sono nate tutte le scuole della corrente Shuri Te (Kobayashi Shorin Ryu - Matsubayashi Shorin Ryu - Shotokan - Shito Ryu - Wado Ryu e altre ancora).
La particolarità di questo stile è che è sempre stato uno stile di famiglia, ossia non insegnato al di fuori della famiglia Matsumura fino ai primi anni '50.
Molta enfasi viene data allo studio dell'Hakutsuru, lo stile della Gru Bianca. In questa particolare arte marziale, i movimenti morbidi e di ricerca dell'energia interna "Ki" (CHI in cinese) vengono abbinati allo studio del Kyusho Jutsu (studio dei punti vitali), del Dim Mak (tocco della morte) e del Tuite (leve articolari e proiezioni).
Sono un allievo che studia lo stile della Gru Bianca. O meglio lo ero. Mi sono allenato quattro anni, con risultati soddisfacenti. Ho imparato a uccidere con una sola mossa, a fuggire dall'imboscata, ad evitare agguati e a contrastare due aggressori. Il corpo mi ha assecondato. Poi altre fatiche mi hanno impegnato altrove. Ho lasciato. Ma lo spirito della Gru Bianca mi ha seguito. Penso che a breve ricomincerò gli allenamenti. Sensei permettendo.
Ieri a lezione ho applicato tecniche di combattimento. Era necessario. Le ragazze non se ne sono nemmeno accorte.Troppa violenza non repressa e incontrollata serpeggiava tra le file scomposte dei banchi. In tre si sporgevano pericolosamente da una finestra di ambiente condizionato. Alla fine qualcuno doveva chiuderla. Hanno fatto resistenza. Con un'unica mossa di leva a potenza controllata di una mano l'ho chiusa lentamente, nonostante in tre premessero contro. Quel tempo è sembrato infinito. All'invito ripetuto di spostarsi, continuavano a stare lì. La sensazione era quella di schiacciare tre noci in un colpo solo. Alla fine, per non essere stritolate lentamente, si sono spostate. Ho chiuso infine la finestra. Non ho fatto male a nessuno. E non ho toccato nessuno. Ho agito solo sulla finestra. Le allieve incredule. A ridosso del fatto, una ragazza mi sfida a braccio di ferro, ma con la sinistra. Mi presto alla tenzone. La batto, dopo breve resistenza. Mi chiede di nuovo la sfida con la destra. Sono stremato e svuotato. Dopo breve resistenza, l'allieva mi fa cedere. La guardo negli occhi e le dico: "Non saprai mai se ti ho fatto vincere o se mi hai battuto per davvero".
Riprendo il libro e leggo una poesia qualunque.