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7 aprile 2013

PICCOLI MOSTRI QUOTIDIANI

So che sto via da molto. Chiedere pazienza è complicato. Ma provo uguale. Non so se torno in via definitiva. Provo a impegnarmi in aggiornamento almeno bimensile. Per me è difficile, faccio fatica a mantenere gli impegni che richiedono impegno appunto. 
Ho una vita complicata e impegnarsi, cioè tra le cose mantenere date e scadenze, risulta complesso. Capitemi se potete. Comunque continuo a insegnare. La scuola pone nuove questioni legate ad attività di mobbing e bossing variamente esperite. E' un gioco al massacro e i più deboli stanno davvero male. Per ciò che mi riguarda, osservo ciò che mi accade intorno e mantengo il mio equilibrio. Non è per me difficile per diverse ragioni. a. sono vecchio e quasi nulla mi sposta b. ho energie dislocate su molti fronti, a differenza di colleghi per i quali la vita è la scuola c.credo di vedere le persone coinvolte per quello che sono, squallide, meschine e frustrate d.è difficile che dinamiche relazionali "esterne" mi coinvolgano davvero. In sostanza, non mi interessa. Ma mi dispiace. Soprattutto considerando che anch'io sono coinvolto.
Non so bene come sia accaduto, ma tant'è. Il trucco sta nel concentrarsi nel lavoro. I ragazzi sono l'unico motivo del mio essere dove sono. E ' una specie di stella polare. La seguo, non ho paura, la strada è sicura.
In più, posseggo un'arma segreta. L'ironia su tutto e tutti che spesso vira allo sberleffo, alla presa in giro scanzonata, all'iperbole dissacrante. E' tutto molto divertente e mi spiace per chi non riesce a ridere di se stesso e del mondo intorno. Io lo faccio e sto bene. Parto sempre da me stesso. A proposito, ho dovuto mettere un apparecchio ortodontico, sì proprio quello che hanno gli adolescenti. Gran successo di critica e di pubblico. Ne avrò per parecchi mesi. Mi sento davvero un giovine inquieto. Se mangio tanto salame e cioccolato e mi escono anche i brufoli, potrò mimetizzarmi tra i miei allievi. E chi mi trova più?


Girolamo da Carpi  Opportunità e pazienza, 1541.
 p.s. Ringrazio i 7499 visitatori. Non so se leggono, passano per sbaglio o guardano solo le figure. Va bene in ogni caso.

2 settembre 2010

ASSEMBLEA GENERALE

Con bell'abito d'acciaio faccio comparsa a convention aziendale. Sul palco Direttore, Presidente, Specialisti si alternano in chiacchiere pubblicitarie. Colpisce l'accademico di turno. Finto casual sotto mascella volitiva, sguardo e volto da furetto. Fa scalpore un anello con pietra grande come uovo di quaglia all'anulare della mano sinistra. Snocciola numeri e statistiche, mostra grafici sobri e noiosi, dichiara con enfasi trattenuta teorie sul lavoro di stampo sociologigo. Quando finisce intervento, il suo sguardo percorre la sala in cerca di caviglie sottili e scollature procaci. Non ha che da scegliere.
Il partèrre è variegato. Molte le donne. A ridosso delle vacanze, bellissime e raggianti. Altre, dimesse e bruttine, stanno in posizione defilata. Quasi si vergognano della loro presenza in quel luogo di uomini di potere a grancassa di qualcosa che a loro sfugge. Quelle belle invece sfoggiano abiti estivi e pantaloni attillati, su figure asciugate da ampie abluzioni balneari. E' uno spettacolo per gli occhi. Arrriva in vistoso ritardo bellissima di turno. Capelli ricci, lunghissimi e rossi. Con sussiego, ondeggiando dolcememte su pericolosi tacco12 si adagia in prima fila. Corrono sguardi di intesa tra lei e il Presidente al tavolo dei conferenzieri. Gli uomini sono meno sgargianti. Riguadagnano la loro presenza scenica tra chi disserta. Sono solo maschi. In coda agli interventi, due giovani donne in posizione gestionale, riempiono la coreografia con parole inutili. In sala, gli astanti sono sfiniti. Dalle 9 alle 14 con un breve intervallo per il bagno o la sigaretta. Poche schiene dritte, il più piegato in onde indefinite.

30 luglio 2010

CHIUSURA

La scuola chiude per ferie. Laconico cartello annuncia LA SCUOLA RIAPRE 1 SETTEMBRE. Molto meglio chiusura serale per spettatori non paganti di parco zonale. E' sera, tira un bel vento. Arriva intorno alle 23 il patagonico Rodrigo. Arriva dall'Ecuador. Non per chiudere il parco. Lavora in una cooperativa che chiude i parchi cittadini la sera. Fa questo lavoro da 15 anni. Con un vecchio motociclo nero arriva intorno alle 22.45. In realtà, il parco dovrebbe chiudere alle 22. Così recita cartello di latta apposto a una delle entrate in ferro. Due cancelli permettono l'accesso al parco. Entrano anche turisti perduti in zona periferica. Hanno volti vitaminici e stanchi. Si sentono perduti, fuori dalle mete d'arte e di storia per le quali sono sbarcati in città. Uno degli accessi resta chiuso, dall'altro entra Rodrigo suonando a tutto spiano il clacson della moto. Chissà perché. Chiude alle sue spalle il primo cancello, stancamente si avvia ad aprire l'altro. Da quel largo pertugio usciranno radi visitatori notturni. Lui evidentemente sa. Riprende la moto e si appresta a fare il suo giro notturno. Sempre spernacchiando con il clacson, si avvia per viale alberato. Dieci minuti dopo torna, tipo pastore di gregge docile. Ha davanti a sè gli ultimi visitatori mossi dall'ora e dalla necessità della chiusura. Aspetta che escano e si chiude il cancello alle spalle. Io aspetto di camminare dietro a lui. Così sono davvero l'ultimo a lasciare il parco. Sensazione superba. Padrone del parco, padrone del mondo. Domani sarà vacanza anche per me. Pregusto risveglio in assenza di sveglia.

- Claude Lorrain MARINA CON ENEA A DELO (1672), National Gallery London

10 giugno 2010

MINCHIA PANICO PAURA

"Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza..."
E' tempo di esami. Le tesine sono pronte, i ragazzi si sono preparati come hanno potuto, con le loro forze. Spesso inadeguati, ma pronti alla sfida che si pone. Costruisco giudizi d'acciaio per presentarli al meglio a una commissione che non li conosce e che non penso voglia prolungare l'esperienza più del dovuto. Li aiuto come posso, li sostengo, consiglio trucchi contro l'ansia montante di questi giorni prima di qualcosa che non sanno e che nemmeno io so. Non rammento l'ultima volta che ho portato una classe agli esami. Ricordi lontani di scuole private. Forse alla fine degli anni '80, da qualche parte.
E' bello osservare come tutto si ricompone nel momento del bisogno. Nella mente mi appare una scacchiera con pezzi schierati per la battaglia. Come per un incantesimo, i ragazzi si sono trasformati magicamente in specie di samurai, in attesa dell'attacco del nemico. Di rado il samurai attacca per primo. Ma è pronto a vendere cara la pelle. Sulla mia scacchiera mentale i miei alunni non sono i pedoni, ma i pezzi nobili: cavalli, alfieri, torri e ovviamente regine. Il re, se c'è, ha funzione di contorno in questa scuola a segregazione femminile. Qui si producono estetiste e parrucchiere per un mercato vorace che in modo ossessivo chiede cure dei corpi sempre più raffinate e costose.
Ed è paradossale come queste giovani, spesso proveneienti da famiglie umili, con alle spalle infanzie disastrate e miserie intellettuali imbarazzanti, metteranno le mani su donne patrizie, abitanti palazzi di cristallo. Le mie giovani donne nemmeno riescono a immaginare le vite e i luoghi delle loro clienti. Eppure saranno lì, a massaggiare con perizia e impegno corpi sconosciuti, a togliere pelurie inconsistenti, a trattare visi per purificare, alleviare, lenire dolori inesistenti.
Fulmineo, inaspettato, devastante e ineluttabile arriva lo scacco al re. Certo, dopo una partita sanguinosa. Ma comunque è scacco matto.
"Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonno alla finestra, ma questa notte è ancora nostra..."