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4 settembre 2010

RIENTRO

I giochi sono finiti. Le vacanze, quello spazio vuoto riempito spesso di nulla, stanno al termine. Per me, se avete letto, è stata occasione di riflessione e contemplazione in ambiente montano. Sono contento di rientrare; la stasi, il riposo non fanno per me. Se mi lascio troppo solo con me stesso, peggiora in un istante la mia indole solitaria e meditabonda. Divento insopportabile. Gli amici mi scartano. Credo facciano bene. La vita è già abbastanza complicata, senza che qualcuno lo sottolinei di continuo. Inoltre, mi risulta facile l'aggressione e la lettura dei comportamenti altrui. Pecco di presunzione e credo sempre di aver capito chiaramente ciò che è solo frutto di un mio pensiero non sempre lucido. A volte, esprimo le mie elucubrazioni o, a seconda dei casi, i miei deliri, in modo brusco. Trascuro la sensibilità di chi mi sta intorno. Sono un disastro nelle relazioni e la pago di continuo.
In ogni caso, il lavoro che mi aspetta mi aiuta. Socialità, contatto con colleghi e giovani studenti mi riportano ad una dimensione accettabile. Imparo ogni giorno qualcosa e metto a punto diversi vestiti sociali adatti. Se mi considero con occhio esterno, ho davanti un uomo di mezza età schivo e gentile. Persino solare. Raramente aggressivo. Molti mi dicono che ispiro fiducia e sicurezza. Potenza dell'immaginazione. O forse davvero nei giorni buoni do quest'impressione. E a volte mi ci sento anche, sicuro e fidato intendo. Con i ragazzi poi il rapporto non presenta grandi difficoltà. Sono anzi un'occasione per non scordare com'ero da giovane. E' importante non dimenticare o, a seconda dei casi, tirare fuori un ricordo al momento giusto. La memoria, i ricordi, sono una traccia importante della nostra storia nel mondo. Ci definiscono. Ci permettono il cambiamento. Tutte le adolescenze paradossalmente, viste con sguardo adulto, hanno spesso tratti comuni. Perciò risultano rassicuranti. Pur nella diversità dei percorsi e delle esperienze. Il corpo cresce e cambia, la personalità è ancora in formazione, generando le insicurezze di sempre. Idee poche e confuse. Non eravamo tutti così? Spesso però lo si dimentica. Il ricordo di quando eravamo ragazzi sfuma per sempre. E' come se fossimo nati già grandi.

12 luglio 2010

PROVE DI SESSO

Vago in spazio verde cittadino in cerca di un'impossibile frescura. Mi accascio su una panchina, ad aspettare che l'afa passi. Di fronte a me, un gruppo di evidenti liceali ormai fuori dal giogo degli impegni scolastici. Avranno 15 o 16 anni. Sono nove, quattro ragazze e cinque ragazzi. Le femmine vestono abiti succinti, ma non vistosi. Fa caldo. Hanno tutte capelli castani, lisci e sciolti. La testa più chiara li ha accroccati in uno chignon imperfetto. Si fanno scattare foto ricordo, in bilico su una panchina di legno verde. Qualcuna perde l'equilibrio. Cade e ride, in posa drammatica.
Sembrano davvero compagni di scuola. Ostentano una confidenza cameratesca. Si toccano inavvertitatemente le spalle e le mani. Gira un pallone da rugby. Le ragazze si impegnano in tiri incerti e poco profondi. Si sentono parolacce innocenti. I ragazzi fanno quelli che conoscono il gioco e insegnano come tirare la palla ovale. Per fare questo, un giovane si inginocchia davanti a Noemi. Lei ha l'aria di far finta di imparare quello che in realtà sa già. Lui è come in adorazione davanti ad un altare pagano.
I ragazzi risultano alla moda, sbragati quanto basta. Anche loro scuri di capelli, uno mostra sfacciato il dorso nudo. A un certo punto, parte una hola entusiasta per non so che, per attirare l'attenzione delle ragazze. Impazienti, le giovani donne si dirigono alla fontana. I ragazzi restano soli. "La tua compagnia è diventata anche la mia. Pezzo di stronzo. Questa è la legge". Parlano anche di una chat che riguarda gli Anime (cartoni giapponesi molto in voga tra adolescenti). "E' una cosa ovvia. Però porca puttana, lasciami sognare che alla fine la impicca. Mi ha detto come finisce. Ci arrivavo anch'io".
Le ragazze tardano a ricomparire, i ragazzi sono nervosi. Temono che la fontana le abbia inghiottite. Torno a casa.

*Paul Klee, Red Balloon, 1922
Si possono immaginare bambini che giocano con una palla rossa, evidente in primo piano nella parte alta del dipinto. Se ne possono intuire nove.

29 aprile 2010

VIA SMS

I ragazzi vivono appesi ai loro cellulari. E' una protesi, fa parte di loro, un'appendice che li tiene uniti al mondo. Il telefonino è la loro voce nell'universo. Con il cellulare si iniziano timide relazioni via sms, si litiga, si fa pace, ci si fidanza. Poi finisce tutto e si apre la tragedia. Tragedia che dura una media di due giorni e mezzo. Si scrivono messaggi telegrafici, spesso si insultano, ne fanno una questione di orgoglio. Qualcuno tenta di porre paletti, ma il mezzo è pervasivo.
Con i nuovi modelli tutto è possibile. Riprese, fotografie, scaricare musica dal pc e altro che non so. Il cellulo è sempre acceso, sempre attivo. Vivere senza sarebbe impossibile per questa generazione di proletariato digitale. Anche se la sensazione è che lo utilizzino non solo in modo bulimico, ma anche in modo inopportuno. C'è chi si fa ritrarre nel bagno della scuola in atteggiamento provocante, con abiti inesistenti. Non è meraviglioso a vedersi. Lolite di 15 anni che si fingono donne di strada. Per chi o perché poi.
Ok ti mando un file di musica.

15 aprile 2010

SFIDE E BUGIE

"Non mi tocchi, ha capito NON MI DEVE TOCCARE!!!!" F. mi abbaia in faccia. E' a circa 20 centimetri dal mio naso. L'ho afferrata prima che cadesse da una sedia, rischiando di rompersi l'osso del collo. La tentazione è di lasciare che si facciano pure male. Tu eri lì, non sei riuscito a intervenire in tempo. E' stato un attimo e l'allievo già sanguinava. Ma l'istinto di buon padre di famiglia ha sempre il sopravvento e se assisto a giochi pericolosi intervengo, pur sapendo il rischio che corro.
Ormai gli allievi sanno come metterti nei guai, anzi provano un piacere sottile nel vederti in difficoltà e ti mettono costantemente alla prova. Vediamo chi sbrocca prima, tu o loro. E' una sfida continua, un gioco al massacro. L'agnello sacrificale sei tu. E loro se ne fottono. Via uno avanti un altro. La collega ha assistito impotente in classe a una ragazza che si voleva fare il peircing all'ombelico in diretta, nonostante le compagne le urlassero di non farlo. Interviene T. "Non farlo, mia cugina quando l'ha fatto è svenuta e stava sdraiata...se succede a te?"
M. "Meglio se svengo, così laprof va nei casini".
Dico sempre che insegnare è fantastico. Mento sapendo di mentire.