Con bell'abito d'acciaio faccio comparsa a convention aziendale. Sul palco Direttore, Presidente, Specialisti si alternano in chiacchiere pubblicitarie. Colpisce l'accademico di turno. Finto casual sotto mascella volitiva, sguardo e volto da furetto. Fa scalpore un anello con pietra grande come uovo di quaglia all'anulare della mano sinistra. Snocciola numeri e statistiche, mostra grafici sobri e noiosi, dichiara con enfasi trattenuta teorie sul lavoro di stampo sociologigo. Quando finisce intervento, il suo sguardo percorre la sala in cerca di caviglie sottili e scollature procaci. Non ha che da scegliere.
Il partèrre è variegato. Molte le donne. A ridosso delle vacanze, bellissime e raggianti. Altre, dimesse e bruttine, stanno in posizione defilata. Quasi si vergognano della loro presenza in quel luogo di uomini di potere a grancassa di qualcosa che a loro sfugge. Quelle belle invece sfoggiano abiti estivi e pantaloni attillati, su figure asciugate da ampie abluzioni balneari. E' uno spettacolo per gli occhi. Arrriva in vistoso ritardo bellissima di turno. Capelli ricci, lunghissimi e rossi. Con sussiego, ondeggiando dolcememte su pericolosi tacco12 si adagia in prima fila. Corrono sguardi di intesa tra lei e il Presidente al tavolo dei conferenzieri. Gli uomini sono meno sgargianti. Riguadagnano la loro presenza scenica tra chi disserta. Sono solo maschi. In coda agli interventi, due giovani donne in posizione gestionale, riempiono la coreografia con parole inutili. In sala, gli astanti sono sfiniti. Dalle 9 alle 14 con un breve intervallo per il bagno o la sigaretta. Poche schiene dritte, il più piegato in onde indefinite.
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
2 settembre 2010
7 agosto 2010
MARTIRI
Le notizie dal mondo scivolano addosso come marmellata tiepida. Non interessa nulla, si legge con lo stesso entusiasmo il reportage di nota firma estera o la sinossi compiacente di un film già visto tre volte. Si preferisce non leggere, nè ascoltare news dal mondo. Piace perlopiù l'idea che quello che accade dovunque non ci sfiori minimamente. Non ci si rende conto invece che siamo interconnessi come fili di un medesimo circuito elettronico. Salta uno, salta tutto. La preghiera laica dell'uomo contemporaneo dovrebbe essere la lettura del quotidiano. La globalizzazione non è invenzione e porrebbe obblighi. Così non è. Almeno nel nostro bel Paese mediterraneo. In altri lidi si legge di più, è noto. Il giornale più venduto e letto da noi invece è lo storico foglio rosa. Imprescindibili avvenimenti sportivi richiamano quotidianamente la nostra attenzione. Si tratta di fatti da ricordare e da seguire. Cosa ci farà un rumeno ad allenare la squadra calcistica viola? In trepidazione aspettiamo risposte.
Invece. In nota città del Nord è successo qualcosa che dovrebbe fare se non pensare, almeno riflettere fuggevolmente. Una donna, potrebbe essere madre, figlia, sorella, amica, non è più tornata a casa. E' uscita ed è morta. Un pugile dilettante ha litigato definitivamente con la fidanzata. Ha dichiarato alla madre che usciva e che avrebbe ammazzato la prima che avesse incontrato. Così ha fatto. Uomo di parola.
Mi vergogno. Due i motivi. Uno: il genere umano è definitivamente perduto, senza speranza nè tantomeno possibilità di appello. Due: essere uomo fà arrossire e confondere per la pochezza dell'anima. Che evidentemente è nera come pece. Ragiono su come trattiamo le donne in genere. Complice una forza fisica maggiore, ci sentiamo padroni di tutto. Da lì credo, parte l'insensatezza della guerra tra i sessi e la nostra inefficace supremazia. E' come se si ragionasse su chi è più forte: l'uomo o la tigre. L'animale in un possibile confronto è destinato a vincere. Certo la superiorità dell'essere umano non ne verrebbe scalfita. Eppure. Su quel sillogismo arbitrario e arrogante, abbiamo fondato un mondo di uomini e per gli uomini. Fatto a nostra immagine e somiglianza. Le donne, si sa, sono il riposo del guerriero. Se va bene. Altrimenti le annientiamo con burqua e infibulazioni mortali. Per il nostro piacere e divertimento che deve rimanere privato e unico. Si sa, la femmina è possesso, territorio di chi la conquista, fattrice della nostra primogenitura. Che sia maschio, mi raccomando. Il matriarcato resta un'ipotesi storica affascinante e onirica. Con buona pace di Bachofen. Lo svizzero compone testardamente una rassegna enciclopedica di miti e di simboli di ogni parte del mondo. Scrive un'immane opera, Il matriarcato appunto, un classico dell'antropologia e della storia delle religioni. Più citato che letto, il tomo è basato sulla scoperta di uno stadio dell'evoluzione della civiltà, durante il quale il potere sarebbe stato in mano alle donne anziché agli uomini. Nel matriarcato e nell'amore della madre per i figli (riscontrato in innumerevoli figure di Grandi Madri, tra cui spicca Demetra) Bachofen esalta una sorta di "poesia della storia". Il mondo in quella fase si ipotizza abbia vissuto momenti di grande elevazione morale della vita e del costume. Insomma, anche gli svizzeri sanno sognare.
Resta una donna morta, tra le tante, una più una meno. Si rimpiazza facilmente. Sinisa Mihajlovic invece, si sa, risulta essere insostituibile.
Invece. In nota città del Nord è successo qualcosa che dovrebbe fare se non pensare, almeno riflettere fuggevolmente. Una donna, potrebbe essere madre, figlia, sorella, amica, non è più tornata a casa. E' uscita ed è morta. Un pugile dilettante ha litigato definitivamente con la fidanzata. Ha dichiarato alla madre che usciva e che avrebbe ammazzato la prima che avesse incontrato. Così ha fatto. Uomo di parola.
Mi vergogno. Due i motivi. Uno: il genere umano è definitivamente perduto, senza speranza nè tantomeno possibilità di appello. Due: essere uomo fà arrossire e confondere per la pochezza dell'anima. Che evidentemente è nera come pece. Ragiono su come trattiamo le donne in genere. Complice una forza fisica maggiore, ci sentiamo padroni di tutto. Da lì credo, parte l'insensatezza della guerra tra i sessi e la nostra inefficace supremazia. E' come se si ragionasse su chi è più forte: l'uomo o la tigre. L'animale in un possibile confronto è destinato a vincere. Certo la superiorità dell'essere umano non ne verrebbe scalfita. Eppure. Su quel sillogismo arbitrario e arrogante, abbiamo fondato un mondo di uomini e per gli uomini. Fatto a nostra immagine e somiglianza. Le donne, si sa, sono il riposo del guerriero. Se va bene. Altrimenti le annientiamo con burqua e infibulazioni mortali. Per il nostro piacere e divertimento che deve rimanere privato e unico. Si sa, la femmina è possesso, territorio di chi la conquista, fattrice della nostra primogenitura. Che sia maschio, mi raccomando. Il matriarcato resta un'ipotesi storica affascinante e onirica. Con buona pace di Bachofen. Lo svizzero compone testardamente una rassegna enciclopedica di miti e di simboli di ogni parte del mondo. Scrive un'immane opera, Il matriarcato appunto, un classico dell'antropologia e della storia delle religioni. Più citato che letto, il tomo è basato sulla scoperta di uno stadio dell'evoluzione della civiltà, durante il quale il potere sarebbe stato in mano alle donne anziché agli uomini. Nel matriarcato e nell'amore della madre per i figli (riscontrato in innumerevoli figure di Grandi Madri, tra cui spicca Demetra) Bachofen esalta una sorta di "poesia della storia". Il mondo in quella fase si ipotizza abbia vissuto momenti di grande elevazione morale della vita e del costume. Insomma, anche gli svizzeri sanno sognare.
Resta una donna morta, tra le tante, una più una meno. Si rimpiazza facilmente. Sinisa Mihajlovic invece, si sa, risulta essere insostituibile.
6 agosto 2010
FATE D'OGGI
Nel mio vacuo tempo libero imbratto tele imbarazzanti. Una bellissima scusa per accedere a negozio debito e imbandito come una tavola natalizia. Lo gestisce una giovane con il cugino. Segue lei i miei acquisti imperfetti e senza dottrina apposita. Fa da guida tra matite, pennelli, polveri sottili come seta colorate da mille e una notte. Ha anche una polvere di lapislazzulo, pietra vera. Costa un botto. Ma è bello sapere che c'è. E se c'è puoi. Mentre bilancio l'acquisizione di una nouance di verde acquamarina, mi guarda fisso. Mi dice che tra un anno non sarà più al negozio.
Andrà a Boston perchè ha deciso di avere un bambino. Ha laggiù la sua compagna. Docente di economia presso locale blasonata università. E' già in carico a prestigiosa struttura ospedaliera locale che la seguirà nel percorso di fecondazione assistita. Mentre parla la osservo. Ha occhi languidi e innamorati, come pochi se ne vedono ormai. La ringrazio per la confidenza di prezioso segreto. Mi dice che aprirà là negozio omologo. Potrà scegliere il sesso del bambino. Il donatore è un irlandese e lei sarà la portatrice. Non vede l'ora. L'orologio biologico incalza. Le faccio tutti gli auguri del mondo. Mamma coraggiosa, donna forte, indomita sognatrice con radici ben piantate per terra. Il figlio sarà femmina. E' possibile scegliere. Sarà una donna meravigliosa. Nata libera in paese accogliente, affrancato e uso a realizzare desideri impossibili. Vien voglia di migrare. Le dico che a settembre le porterò il ritratto di sua figlia. La immagino. Capelli di rame, occhi verde o azzurro oceano. Forse qualche rada lentiggine. Lei è bellissima, la figlia non sarà da meno. Mi disegno in testa la bambina dei sogni. Ho un brivido di emozioni miste.
Andrà a Boston perchè ha deciso di avere un bambino. Ha laggiù la sua compagna. Docente di economia presso locale blasonata università. E' già in carico a prestigiosa struttura ospedaliera locale che la seguirà nel percorso di fecondazione assistita. Mentre parla la osservo. Ha occhi languidi e innamorati, come pochi se ne vedono ormai. La ringrazio per la confidenza di prezioso segreto. Mi dice che aprirà là negozio omologo. Potrà scegliere il sesso del bambino. Il donatore è un irlandese e lei sarà la portatrice. Non vede l'ora. L'orologio biologico incalza. Le faccio tutti gli auguri del mondo. Mamma coraggiosa, donna forte, indomita sognatrice con radici ben piantate per terra. Il figlio sarà femmina. E' possibile scegliere. Sarà una donna meravigliosa. Nata libera in paese accogliente, affrancato e uso a realizzare desideri impossibili. Vien voglia di migrare. Le dico che a settembre le porterò il ritratto di sua figlia. La immagino. Capelli di rame, occhi verde o azzurro oceano. Forse qualche rada lentiggine. Lei è bellissima, la figlia non sarà da meno. Mi disegno in testa la bambina dei sogni. Ho un brivido di emozioni miste.
25 maggio 2010
NO ALFA MALE
Non sono un cacciatore, nè un capobranco. Non indico le strade, non governo il gruppo. Amo le femmine, ma non aggredisco per la conquista. Non lotto per nessun obiettivo di supremazia, non spargo il seme dove capita. Non segno il territorio, nè introduco barriere per difenderlo dagli intrusi. Certo, le donne le guardo, ma è un occhio stanco e particolare quello che mi appartiene. Amo il gesto, le giunture, il dettaglio. In particolare, osservo le caviglie e i polsi. Mi piacciono quei cenni leggeri che solo le donne sanno avere. Sono un ladro di sguardi furtivi. Non amo che mi si veda mentre osservo. Il mio occhio non si ferma più del dovuto. Sono già altrove. Non ingaggio lotte per vedere chi ce l'ha più lungo. Non esibisco il mio lavoro, non me ne vanto, non faccio pesare la mia cultura nella seduzione. Disprezzo quelli della mia specie che con lo sguardo spogliano, indagano e come fosse dovuto, insistono nella richiesta visiva. Detesto lo sguardo arabo, per intenderci, che è anche molto italico, con il presuntuoso alibi che le donne amano essere guardate in quel modo.
Non lo penso. Credo che sia uno stupro non perseguibile. Nessuno dovrebbe guardare un essere umano come una preda da cacciare, un potenziale trofeo da esibire, una conquista obbligata. Forse non sono abbastanza uomo. Ma sono io.
Non lo penso. Credo che sia uno stupro non perseguibile. Nessuno dovrebbe guardare un essere umano come una preda da cacciare, un potenziale trofeo da esibire, una conquista obbligata. Forse non sono abbastanza uomo. Ma sono io.
Iscriviti a:
Post (Atom)